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Muore Cossiga, uomo dello Stato democratico
 

Con Cossiga muore veramente, come hanno detto in tanti, trasversalmente al tutto il mondo della politica e dell’informazione, “uno dei grandi protagonisti della nostra democrazia”. Con Cossiga muore veramente, come hanno detto altri, un personaggio per decenni partecipe di trame e intrighi della Prima Repubblica. Le due cose non sono in contraddizione, anzi sono profondamente coessenziali, la storia dello stato democratico italiano è inseparabilmente una storia di complotti e misteri che hanno lasciato una scia di sangue e grandi ferite nella vita della società.
La vicenda di Cossiga è uno spaccato di quella dei poteri oppressivi nostrani. Giovane democristiano, è coinvolto nell’organizzazione di Gladio, struttura militare segreta legata alla Nato, formalmente votata a contrastare un’invasione straniera e in realtà operante contro ogni possibile ascesa delle sinistre e ogni movimento dal basso. Partecipe agli scontri e agli accordi tra le correnti DC, diviene ministro degli Interni in un passaggio cruciale degli anni ’70, quando le forze repressive, ai suoi comandi e da lui riorganizzate, si contraddistinsero per la violenza dell’azione contro le lotte sociali e al tempo stesso per l’assoluta e clamorosa “mancanza d’iniziativa” contro  le BR durante i 53 giorni del rapimento Moro. Arriva ad essere capo del governo e poi (con il sostegno anche del Pci) presidente della Repubblica, dopo ancora sostenitore del governo D’Alema (e della partecipazione alla guerra nei Balcani del ’99). Il cinismo con cui rivendicava l’uso della violenza repressiva (vedi ad esempio i “consigli” al ministro degli Interni nel periodo delle mobilitazioni dell’Onda), le allusioni costanti ai “misteri” di Stato (e l’assoluta indisponibilità a svelarli), la simpatia reciproca e malcelata tra lui ed alcuni ex-BR non sono casuali. Sono espressione non di una “deviazione” dalla norma democratica, ma della quintessenza della politica, di ogni stato incluso democratico: ingannevoli, oppressivi, violenti per natura fino a poter arrivare allo stragismo, nemici delle istanze di bene comune, di libertà, di verità e giustizia che vengono dalle persone.

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Roma, 1° Luglio


Piazza Navona contro la Legge bavaglio
 

Presenti diverse migliaia di persone, ma Piazza Navona non si è riempita come forse prevedevano gli organizzatori.
L'intento della Federazione della stampa (FNSI) era di dire no ad un ddl del governo Berlusconi teso ad inasprire ancora di più le condizioni per la libertà di stampa e d'informazione. Migliaia di persone indignate hanno risposto all'appello a Roma ed in altre città.
Ma la realizzazione della giornata di protesta ha ancor più messo in luce contenuti e metodi dei promotori che non condividiamo affatto e che vogliamo denunciare: riteniamo siano di ostacolo alla possibilità di una informazione migliore, più utile, plurale e libera.
Dal palco di Roma si sono susseguiti interventi di segno completamente opposto e tra loro non conciliabili. Le coerenti e coinvolgenti denunce contro i crimini della polizia di Patrizia Moretti (madre di Aldro) ed Ilaria Cucchi, giustamente applaudite, sono state seguite senza soluzione di continuità dall'intervento dei sindacati di Polizia, altrettanto applaudito. O ancora, la denuncia puntuale degli abitanti de L'Aquila contro le prepotenze e la corruzione del gioverno Berlusconi è stata bellamente integrata da ipocriti appelli alle forze di governo, dalla Lega a Fini, perchè si oppongano alla legge bavaglio. Non casualmente, la manifestazione è stata aperta dal lugubre inno di Mameli, concepito come motivo italiota unificante di ogni differenza.
La Comune era presente a Piazza Navona rivendicando la libertà di espressione e di critica anche verso gli organizzatori. Anzitutto sui contenuti, “liberiamo l'informazione”, partendo dal principio della totale libertà di stampa e di espressione contro qualunque tipo di censura e di bavaglio, anche contro quelli già agenti nell'attuale sistema dell'informazione, tanto con il monopolio di Berlusconi quanto con gli altri monopoli che si dicono antiberlusconiani.
Denunciamo con chiarezza i metodi censori propri anche degli organizzatori: a Milano, come si spiega nel nostro comunicato stampa “Bavagli di governo e bavaglini della presunta opposizione” (qui sotto riportato) è stata chiamata la polizia per allontare la presenza di uno stand de La Comune, ritenuta una voce scomoda. Non c'è che dire, una vergognosa prova di “libertà” di stampa, contro uno dei pochissimi giornali totalmente autofinanziati ed indipendenti dallo Stato e dagli altri potentati. Un'ulteriore conferma che essere contro la Legge bavaglio non significa necessariamente essere per la piena ed insindacabile libertà di stampa e di espressione. La Comune è stata impegnata nelle piazze in un'opera di dialogo e chiarificazione su proposte e contenuti volti ad affermare la libertà di espressione ed anche di critica sempre ed ovunque, per tutti: ciò ci ha permesso di incontrare e condividere queste esigenze con molte persone, di diffondere oltre mille copie de La Comune, di realizzare un momento di discussione assembleare in Piazza Navona per discutere insieme dell'impegno e della lotta per liberare l'informazione e come proseguirli, fuori dal sistema della politica e della sua informazione, che ha molteplici bavagli nel suo codice genetico.
2 luglio, ore 13
 

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Comunicato stampa

Bavagli di governo e bavaglini della presunta opposizione


1° luglio manifestazione contro la “legge bavaglio” anche a Milano. Socialismo rivoluzionario e La Comune vi partecipano preparando la manifestazione ed allestendo un gazebo con il proprio giornale, cartelli ed i libri di Prospettiva Edizioni. La Comune infatti ha messo al centro e non solo in questo numero, l’impegno per “liberare l’informazione”. Ma evidentemente per alcuni organizzatori del presidio milanese facenti riferimento alla associazione “Qui Milano libera” ed al Partito Democratico, si può affermare di essere contro la legge bavaglio di Berlusconi e mettere il bavaglio a propria volta verso altri. Infatti agli attivisti di Sr ed ai diffusori de La Comune viene intimato di allontanarsi, chiedendo alla Digos di intervenire. La motivazione urlata da questi nuovi censori è che avendo chiesto loro l’autorizzazione del presidio, doveva esserci solo la  loro voce.
Evidentemente è una conferma di ciò che abbiamo scritto sulle pagine di questo numero: “(..) siamo in piazza il 1° luglio per difendere la libertà di stampa contro ogni censura, pur essendo critici verso gli stessi promotori che propongono contenuti sostanzialmente interne alle logiche sistemiche (..)”
Le centinaia di copie de La Comune diffuse - nonostante la prepotenza subita - a tanta gente nella manifestazione, curiosa e partecipe, sono state la migliore risposta alla prevaricazione. Ci muoviamo su di una logica diversa da quella del divisionismo dei politici, e sappiamo perciò che possiamo far valere le nostre ragioni e la forza di queste idee, e rappresentare un punto di riferimento per chi cerca di liberare veramente l’informazione.

1 luglio 2010 ore 20.00



Socialismo rivoluzionario
federazione di Milano



 
 

 

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