
Noi come siamo, saremo, siamo stati. Perché la realtà di Socialismo rivoluzionario, in tutti e ciascuno i passaggi di questi venti anni di vita, è vissuta, nell’intenso presente, dei progetti futuri non meno che dei trascorsi più o meno lontani nel tempo. Ed a proposito di trascorsi, sono passati vent’anni da quell’agosto del 1990, quando Socialismo rivoluzionario nasceva dall’organizzazione che l’ha preceduta, la Lega socialista rivoluzionaria-Prospettiva socialista, sulla base di un programma fondamentale, Per una nuova idea della rivoluzione e del socialismo.
Oggi sappiamo di essere ad un importante punto di arrivo che è soprattutto una nuova partenza: quella di un nuovo impegno che è cominciato, in un mondo scosso dalla grande transizione che attraversa l’umanità intera, tingendo la condizione umana di nuove speranze ed antichi enigmi, oltre che di immani tragedie. Questo nuovo impegno, che vive in migliaia di nuovi protagonisti, che si basa su valori etici essenziali come quello della solidarietà attiva, reciproca e praticata, che cerca e trova la sua identità di fondo nei Fondamenti di un umanesimo socialista di Dario Renzi, che, da sempre e sempre più, avvalora la formazione e l’autoformazione delle personalità, intende definirsi programmaticamente sulla base del progetto di programma fondamentale Manifesto della comunanza socialista rivoluzionaria, ed è stato lungamente preparato per vent’anni e più. Nei momenti più critici ed in quelli più felici, quando siamo stati in difficoltà o abbiamo vissuto con orgoglio i successi conseguiti con la nostra gente, sempre ci ha accompagnato e ci ha sostenuto, a volte apparentemente più impalpabile altre più attivamente presente ed agente, l’ispirazione del programma e quella del fattore umano che lo viveva. Tinti di diversi colori e sfumature, assumendo gli occhi a mandorla ed i capelli neri dei coraggiosi giovani di piazza Tien An Men o la consistenza delle pietre che venivano divelte dall’odiato muro di Berlino: così comincia l’avventura di Sr, dalle insorgenze che nell’89 rendevano giustizia della criminale gabbia dei popoli detta UR SS, che in principio, sbagliando per troppo volere, chiamammo rivoluzioni, ma anche questo servì. Il programma lo cercavamo e lo cerchiamo con le persone, perché che cos’è un programma fondamentale se non ciò che, proiettandoci nel futuro, permette di impegnarsi per cominciare a vivere meglio da subito ed insieme? Così cominciammo a trovarlo ed a confermarne gli aspetti decisivi, essenziali, nella vita, ma senza accontentarcene e continuando a cambiare. Siamo cambiati con la nostra gente, con essa abbiamo cercato di definirci di più e diversamente, fino all’incontro negli anni Novanta con la soggettività più dirompente ed insorgente, quella delle sorelle e dei fratelli che, provenendo da altri paesi, rappresentavano ci sembrò in modo più profondo, contemporaneo e futuribile, le più vivide premesse dell’Internazionalismo che da sempre ci nutre, che avrebbe preso successivamente anche le forme di un impegno rinnovato e crescente a fianco dei popoli, contro guerre e terrorismo. Ci rende una realtà speciale, che siamo e sempre più vogliamo essere, l’originario incontro con la soggettività delle donne. Oggi le riconosciamo come genere primo grazie ad una visione dell’umanità e della sua autoemancipazione possibile, da cui sgorgano, segnatamente dal 2000 in poi, le più profonde e rivoluzionarie premesse di un nuovo impegno. La scelta di Costruire fuori dal sistema, basata sul fatto che siamo definitivamente fuoriusciti dal sistema della politica in tutte le sue forme, espressioni, modalità, ha imboccato una strada nuova, che non prevede alcun possibile rientro nell’alveo sistemico, e questa è una promessa, oltre che un fatto: si sta molto meglio fuori, si può imparare a pensare meglio, agire meglio, essere migliori, costruendo, formandosi, fondando le proprie convinzioni. Questo impegno è semplicemente possibile grazie al concorso di tutti e ciascuno le protagoniste ed i protagonisti di questi venti anni, nonchè dei precedenti, sia quelli più lontani nel tempo, come la sempre presente figura ispiratrice di Rosa Luxemburg e gli eroici oppositori di sinistra contro lo stalinismo, che quelli più vicini a noi: ecco in che senso è lungamente preparato. E tutti e ciascuno vogliamo ringraziarli: chi c’è stato per poco e chi da sempre, chi ha detto le parole del socialismo rivoluzionario principalmente in italiano e chi le ha pronunciate e diffuse in swahili, chi ci ha pensato da Madrid, terra dei rivoluzionari del ’36 cui tanto dobbiamo ma anche dei protagonisti di Socialismo libertario, nostra organizzazione sorella, e chi ha lottato da Buenos Aires, per accompagnare i nostri inizi o per garantire un nuovo inizio oggi del socialismo libertario ed umanista, chi se n’è andato perché non ha più potuto o voluto esserci e comunque, insostituibile, ha fatto un pezzo di percorso con noi, chi è ritornato dopo tanto scoprendoci diversi eppure simili, chi ha cominciato ad esserci da pochissimo, chi ha cominciato dall’inizio, quando tutto questo era veramente solo un sogno e chi ha costruito pazientemente, giorno dopo giorno, pensando ai mesi, agli anni ed anche ai minuti, ai nuovi compagni e compagne che sarebbero venuti, al prossimo saggio da scrivere, alla prossima manifestazione da preparare, al prossimo congresso da organizzare; a chi, ancora, e non è certo la cosa meno importante, davvero fisicamente non c’è più, di ciascuno e ciascuna avvertiamo la mancanza ma soprattutto la presenza perché continuano ad essere con noi, non nel semplice ricordo, ma per ciò che ci hanno detto ed insegnato, perché mentre proviamo ad affermare il bene più prezioso, la vita stessa, vorremmo davvero che essa primeggiasse sempre, ed è questa forse la più essenziale radice di un nuovo impegno. A tutti grazie, perché questo anniversario non è per pochi, non è privato. Pensando ai prossimi vent’anni, vorremmo abbracciare, in amicizia e semplicità, tutti quelli che, per Socialismo rivoluzionario, ci sono, ci saranno, ci sono stati.

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