Dopo l’assassinio di Emilu a Milano
Autodifesa, sorellanza e solidarietà
La mattina di venerdì 6 agosto a Milano in viale Abruzzi un uomo ha ucciso con ripetute percosse una donna, Emilu, che si stava recando al lavoro. Oleg Fedchenko, furioso probabilmente per essere stato lasciato dalla fidanzata, è uscito di casa con il proposito di uccidere la prima donna che avrebbe incontrato, e così è avvenuto, nonostante la madre avesse prontamente avvertito le Forze dell'Ordine. Due donne che hanno assistito hanno cercato, invano, di sollecitare i passanti ad intervenire insieme, ma l'assassino ha agito indisturbato fino all'arrivo della polizia. Affermiamo la nostra profonda indignazione e dolore per la morte di Emilu e la nostra più sentita vicinanza ai suoi cari e ai suoi figli. Questo episodio gravissimo e di una violenza efferata, aggravato dall'indifferenza dei numerosi passanti che rivela un clima di assuefazione e complicità all'odio e alla violenza, non è l'ennesimo assassinio agito da un "pazzo" o da un "uomo ferito" che non risponde delle sue azioni. In Italia e in tutto il mondo è in atto un vero e proprio femminicidio, un attacco al genere primo, quello femminile, il genere che garantisce e cura la vita della specie quotidianamente.