domenica di sangue in Iraq
Ennesimo, sanguinoso attentato domenica 18 luglio in Iraq. L’attentatore si è fatto esplodere vicino ad un gruppo di miliziani di Sahwa (“Risveglio”) in fila per riscuotere la paga: 43 le vittime, cui ne vanno aggiunte almeno altre otto per ordigni esplosi in differenti zone del paese.
Il bilancio degli ultimi tre mesi è gravissimo, nell’ordine di quasi tremila morti. Una decina di giorni prima erano stati uccisi decine di pellegrini sciiti in occasione di ricorrenze religiose.
La vita è pesantemente condizionata, tutti i giorni e ovunque in Iraq. Per il terrore delle bombe che esplodono quasi quotidianamente e per le condizioni di esistenza sempre più precarie: in uno dei paesi tra i maggiori produttori al mondo di greggio, per i più scarseggia l’energia elettrica. La capitale, già culla di civiltà millenarie, è infestata dai cani randagi al punto che in poche settimane ne sono stati ammazzati 58 mila con il veleno e a colpi d’arma da fuoco.
Le devastazioni sociali si intrecciano con il caos politico di cui l’attentato ai miliziani di Sahwa è parte. Essa è una formazione paramilitare, già fiancheggiatrice di al-Qaeda, nel 2006 assoldata dagli americani ed oggi nei libri paga dell’impalpabile governo iracheno. Nel quadro della cosiddetta strategia di controinsurrezione, gli americani hanno stipendiato circa 100 mila iracheni, reclutandoli tra i nemici del giorno prima. Pubblicamente, il piano di controinsurrezione consiste nell’affiancare al dispiegamento militare anche adeguati interventi civili e politici: non tanto la ricostruzione di ponti ed ospedali, di cui qualunque società ha bisogno, quanto piuttosto sostegno alla ricostruzione di uno Stato con una sua amministrazione, con finanze, tribunali, forze di polizia, ecc. Questa strategia è fallita (anche se oggi viene riproposta in Afghanistan) ed è in dubbio la stessa esistenza futura di uno Stato unitario denominato Iraq. L’esportazione della democrazia con la guerra segnò i fasti di un’America potenza mondiale emergente ma, nell’epoca del tramonto sanguinoso della democrazia totalitaria a guida yankee, è uno scenario che non si ripeterà.












150 con il
