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L'Aquila manifesta


Ieri, 16 giugno, un corteo di almeno 15000 persone, forse 20000, ha percorso gli 8 chilometri che congiungono la Villa comunale con l'uscita autostradale di L'Aquila Ovest, arrivando poi anche ad occupare l'autostrada stessa per due ore. Una importante protesta, ben riuscita, contro il tentativo del governo di saccheggiare ulteriormente il territorio colpito dal sisma con il ripristino del pagamento delle tasse sospese da luglio. Il governo, preoccupato dei segnali di crescita della mobilitazione, il 15 giugno aveva annunciato un'ulteriore proroga di sei mesi a questa scadenza, ma solo per alcuni redditi: tentativo di frenare in extremis la protesta. Non ci è riuscito. Con il recupero delle tasse sospese L'Aquila vivrebbe il suo secondo terremoto, con la distruzione definitiva di un tessuto socioeconomico già fortemente in difficoltà. Gli aquilani chiedono un trattamento simile a quello ricevuto da altre popolazioni colpite dal sisma, che non hanno dovuto restituire tutte le tasse non pagate e soprattutto non hanno dovuto farlo ad un anno dal terremoto.

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Asia centrale Kirghizistan

contro gli scontri e le lacerazioni etniche
solidarietà con le popolazioni colpite

 

Sono continuati in tutta la giornata di ieri i feroci scontri tra le etnie kirghisa e uzbeka che da giorni hanno interessato il sud del Kirghizistan, ex repubblica sovietica dell'Asia centrale, causando ad oggi diverse centinaia di morti mentre continua a crescere l'esodo degli sfollati dalle proprie case date alle fiamme. Gli uzbechi che sono riusciti a rifugiarsi in Uzbekistan prima che venissero chiuse le frontiere sono circa 80 mila, ma altre trecento mila persone, soprattutto donne e bambini, bloccati al confine, stanno fuggendo da una situazione di vera emergenza senza più cibo, cure mediche, acqua. Nel sud del paese tra le città di Osh e Jalalabad, epicentro dei sanguinosi scontri, il numero delle vittime è destinato a crescere, in molti quartieri di queste città sono già comparse fosse comuni. E' stato dichiarato stato d'emergenza in tutta l'area e la drammatica situazione si sta già espandendo al nord e oltre i confini del paese.

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è passata una settimana dall’assalto terrorista e omicida dell’esercito israeliano ai volontari della Mavi Marmara; la disinformazione è fatta anche del silenzio che avvolge i nove palestinesi uccisi in questi pochi giorni nella "normale" quotidianità dell'occupazione

manipolazioni dell’informazione

Per settimane durante la preparazione e la partenza della Freedom Flotilla l’ufficio stampa del governo israeliano ha immesso nei canali dell’informazione fiumi di comunicati

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assemblee cittadine dei CSA
per sviluppare  e organizzare la solidarietà!

I tragici avvenimenti in Palestina ci spingono, una volta di più, a capire, reagire e

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le voci di “not in our name” che Israele
non vuole vengano ascoltate


Sono poche ma autorevoli e coraggiose le voci che dal fronte del “Not in our name” si sono levate contro l’ennesimo crimine israeliano. Tra queste Norman Finkelstein non si è fatto attendere. In una intervista ad un canale televisivo russo a poche ore dall'aggressione e dall'eccidio israeliano della Mavi Marmara ha definito Israele “un cane rabbioso e folle” e ha ribadito la natura criminale dello Stato sionista, provocando la reazione puntuale del fronte sionista e filo-israeliano che senza esitazione lo ha bollato con l’accusa di “antisemitismo”. Figlio di Maryla Husyt Finkelstein, combattente del ghetto di Varsavia e sopravvissuta a Treblinka, alcuni anni fa l’accusa infame non venne risparmiata neanche alla sua memoria: antisionista, fu accusata di esser stata una collaborazionista. Tra le anime dell’iniziativa Free Gaza vi è Hedy Epstein, ottantacinquenne sopravvissuta ad Auschwitz, militante femminista e pacifista impegnata sin dal Vietnam e da sempre a fianco del popolo palestinese. È a bordo della “Rachel Corrie” che in queste ore si sta avvicinando alle coste di Gaza, ma per alcune ore nei giorni scorsi si era anche temuto per la sua vita. In Israele si sono mobilitate le organizzazioni di ebrei contro l’occupazione: mobilitazioni non numerose ma comunque spazzate via dalla pesante cortina dell’informazione di Tel Aviv che ha cercato di fornire una immagine unanime della popolazione israeliana. B’tselem organizzazione storica insieme alla organizzazione arabo-israeliana Ta’yush (dialogo) e diverse altre sono state le promotrici delle numerose manifestazioni e presidi a Gerusalemme, Tel Aviv e all’università di Haifa insieme alle organizzazioni dei palestinesi.

sabato, 5 giugno ore 11

 

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Corrente di pensiero per un umanesimo socialista (per l'autoemancipazione della specie umana).

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