| 18 June 2010
L'Aquila manifesta
Ieri, 16 giugno, un corteo di almeno 15000 persone, forse 20000, ha percorso gli 8 chilometri che congiungono la Villa comunale con l'uscita autostradale di L'Aquila Ovest, arrivando poi anche ad occupare l'autostrada stessa per due ore. Una importante protesta, ben riuscita, contro il tentativo del governo di saccheggiare ulteriormente il territorio colpito dal sisma con il ripristino del pagamento delle tasse sospese da luglio. Il governo, preoccupato dei segnali di crescita della mobilitazione, il 15 giugno aveva annunciato un'ulteriore proroga di sei mesi a questa scadenza, ma solo per alcuni redditi: tentativo di frenare in extremis la protesta. Non ci è riuscito. Con il recupero delle tasse sospese L'Aquila vivrebbe il suo secondo terremoto, con la distruzione definitiva di un tessuto socioeconomico già fortemente in difficoltà. Gli aquilani chiedono un trattamento simile a quello ricevuto da altre popolazioni colpite dal sisma, che non hanno dovuto restituire tutte le tasse non pagate e soprattutto non hanno dovuto farlo ad un anno dal terremoto.








Sono continuati in tutta la giornata di ieri i feroci scontri tra le etnie kirghisa e uzbeka che da giorni hanno interessato il sud del Kirghizistan, ex repubblica sovietica dell'Asia centrale, causando ad oggi diverse centinaia di morti mentre continua a crescere l'esodo degli sfollati dalle proprie case date alle fiamme. Gli uzbechi che sono riusciti a rifugiarsi in Uzbekistan prima che venissero chiuse le frontiere sono circa 80 mila, ma altre trecento mila persone, soprattutto donne e bambini, bloccati al confine, stanno fuggendo da una situazione di vera emergenza senza più cibo, cure mediche, acqua. Nel sud del paese tra le città di Osh e Jalalabad, epicentro dei sanguinosi scontri, il numero delle vittime è destinato a crescere, in molti quartieri di queste città sono già comparse fosse comuni. E' stato dichiarato stato d'emergenza in tutta l'area e la drammatica situazione si sta già espandendo al nord e oltre i confini del paese.
è passata una settimana dall’assalto terrorista e omicida dell’esercito israeliano ai volontari della Mavi Marmara; la disinformazione è fatta anche del silenzio che avvolge i nove palestinesi uccisi in questi pochi giorni nella "normale" quotidianità dell'occupazione



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