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Sarkozy espelle i Rom dalla Francia

Rom, la lunga persecuzione
e la crescita del razzismo
 

 Il premier francese Sarkozy sta attuando nuove e peggiori provvedimenti razzisti contro gli immigrati in Francia. Anche chi ha la nazionalità francese la perderà se avrà commesso un reato anche non grave. A fianco a ciò, con grande ostentazione, lo stato francese si accanisce contro i Rom, attuando deportazioni ciniche e indiscriminate di centinaia di loro, provocando la fuga di migliaia. La colpa? Non hanno i requisiti di residenza, cioè non hanno un lavoro stabile, una casa, in una parola sono poveri e spesso nomadi. La Gran Bretagna fa eco a ciò con un restringimento della possibilità per i Rom di comprare un pezzo di terra dove vivere con le proprie roulottes. Maroni rilancia con il suo abituale cinismo: “Sarkozy – dice – fa quello che noi stiamo attuando da due anni”. Triste merito quello di perseguitare i più deboli. Il sindaco di Milano Moratti, e la sua giunta si vantano di stare attuando l’azzeramento della presenza di Rom Milano espellendoli da qui. E’ chiaro che questa persecuzione si inserisce in un contesto di crescita ed aggravamento del razzismo che dall’Europa agli Stati Uniti stiamo vivendo. Ma al tempo stesso ne rappresenta un’inquietante manifestazione. C’è una vera e propria caccia etnica contro uomini donne e bambini Rom, con il pretesto della presenza nelle comunità Rom di minoranze dedite al furto di appartamento ed al borseggio, senz’altro da stigmatizzare. E’ normale, è uso comune, considerare “gli zingari”, “i Rom”, “i nomadi”, come una feccia. Chiunque, non solo i peggiori razzisti, ma anche nella sinistra, anche fra gli altri immigrati – si ritiene in diritto di disprezzarli. Chi darebbe lavoro ad uno zingaro? Chi affitterebbe loro una casa? I pregiudizi, anche i più grevi, si sprecano. Nelle aule di tribunale giudici posati emettono sentenze in cui essere Rom è una aggravante, in cui si danno giudizi su presunte caratteristiche di questa popolazione che è “culturalmente allogena”. I ”Rom rubano i Bambini” , non lo dice solo gente ignorante, entra nelle inchieste (ricordiamo quella della scomparsa della Pipitone) e nei processi.

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Muore Cossiga, uomo dello Stato democratico
 

Con Cossiga muore veramente, come hanno detto in tanti, trasversalmente al tutto il mondo della politica e dell’informazione, “uno dei grandi protagonisti della nostra democrazia”. Con Cossiga muore veramente, come hanno detto altri, un personaggio per decenni partecipe di trame e intrighi della Prima Repubblica. Le due cose non sono in contraddizione, anzi sono profondamente coessenziali, la storia dello stato democratico italiano è inseparabilmente una storia di complotti e misteri che hanno lasciato una scia di sangue e grandi ferite nella vita della società.
La vicenda di Cossiga è uno spaccato di quella dei poteri oppressivi nostrani. Giovane democristiano, è coinvolto nell’organizzazione di Gladio, struttura militare segreta legata alla Nato, formalmente votata a contrastare un’invasione straniera e in realtà operante contro ogni possibile ascesa delle sinistre e ogni movimento dal basso. Partecipe agli scontri e agli accordi tra le correnti DC, diviene ministro degli Interni in un passaggio cruciale degli anni ’70, quando le forze repressive, ai suoi comandi e da lui riorganizzate, si contraddistinsero per la violenza dell’azione contro le lotte sociali e al tempo stesso per l’assoluta e clamorosa “mancanza d’iniziativa” contro  le BR durante i 53 giorni del rapimento Moro. Arriva ad essere capo del governo e poi (con il sostegno anche del Pci) presidente della Repubblica, dopo ancora sostenitore del governo D’Alema (e della partecipazione alla guerra nei Balcani del ’99). Il cinismo con cui rivendicava l’uso della violenza repressiva (vedi ad esempio i “consigli” al ministro degli Interni nel periodo delle mobilitazioni dell’Onda), le allusioni costanti ai “misteri” di Stato (e l’assoluta indisponibilità a svelarli), la simpatia reciproca e malcelata tra lui ed alcuni ex-BR non sono casuali. Sono espressione non di una “deviazione” dalla norma democratica, ma della quintessenza della politica, di ogni stato incluso democratico: ingannevoli, oppressivi, violenti per natura fino a poter arrivare allo stragismo, nemici delle istanze di bene comune, di libertà, di verità e giustizia che vengono dalle persone.

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A fianco delle popolazioni del Pakistan
colpite dalle alluvioni

Le conseguenze delle alluvioni in Pakistan sono tremende, ben al di là di quanto lascino capire le scarsissime informazioni date dai mass media “nostrani”. Oltre 1500 persone sono morte, milioni hanno perso ogni avere e si calcolano in venti milioni gli sfollati, tra cui moltissimi bimbi. Circa un quinto del territorio del paese è sconvolto dalle alluvioni, migliaia di villaggi sono stati spazzati via assieme a gran parte delle infrastrutture. La situazione può aggravarsi ulteriormente, dato che in alcune regioni l’acqua non ha ancora raggiunto il livello più alto e la stagioni dei monsoni non è ancora al suo apice. Manca l’acqua potabile e il rischio di epidemie è altissimo (sono stati segnalati i primi casi di colera). Come quasi sempre avviene di fronte a tragedie grandi e piccole, com’è successo recentemente ad Haiti, ma anche in Russia di fronte agli incendi, com’è successo a L’Aquila, c’è un contrasto stridente, ma non casuale, tra l’impegno per vivere e salvare i propri cari e vicini da parte di tante donne e tanti uomini, in questo caso spesso già vittime di tragedie anteriori perché profughi a causa dei conflitti in Afghanistan e nelle zone occidentali del Pakistan, e le movenze degli Stati. Lo stato pakistano ha la bomba atomica, ha un esercito e dei servizi segreti potentissimi e super armati, investe sulla propria forza militare per poter giocare un ruolo di potenza regionale in una zona da decenni dilaniata da guerre, occupazioni militari e terrorismo, ma non ha fatto niente per “mettere in sicurezza il territorio”. Migliaia di persone, vittime delle alluvioni, già stanno protestando, con dei blocchi stradali, per la mancanza di aiuti; denunciano che “vengono portati solo se ci sono televisioni nei paraggi” e “gettano i pacchi di cibo dagli elicotteri, spingendo le persone a lottare tra loro per prenderli”. I volontari di alcune ONG, impegnate nel prestare assistenza medica, come Medici Senza Frontiere, svelano che i primi aiuti sono arrivati dopo che le piogge, che hanno scatenato le alluvioni, erano iniziate da settimane. Dal canto loro gli USA,  presenti con centinaia di migliaia di soldati nella regione, in modo non diverso da come fecero dopo lo tsunami del dicembre 2004 nel sud-est asiatico, pensano all’opportunità di “migliorare la propria immagine e guadagnare consensi” in un’area cruciale per la propria guerra contro Al Qaeda. Cioè anch’essi pensano alla distruzione, mentre le persone colpite, tanti volontari e anche turisti coinvolti, cercano di difendere la vita, d’iniziare a ricostruire. Questo cinismo riguarda anche il sistema dell’informazione, in Italia ma non solo, per il quale le notizie acquisiscono maggiore o minore importanza a seconda della nazionalità delle vittime. Viene anche istillato fatalismo e senso d’impotenza, come se tutto dipendesse dalle forze cieche della natura. E’ una distorsione velenosa della realtà. Si tratta di avvenimenti di origine naturale di grande portata, ma non c’è una natura assassina, le loro conseguenze distruttive e mortifere sono legate in ampissima misura alle condizioni d’esistenza tremende a cui sono costretti tantissimi nostri simili: c’è un’incuria criminale della vita, di cui sono responsabili i poteri oppressivi di ogni tipo e che è già costata dei prezzi altissimi all’umanità.

All’impegno per vivere di tante persone, abitanti del luogo, volontari, turisti, va la nostra vicinanza e solidarietà. C’è bisogno di solidarietà umana, libera dalle cappe statali, dalle discriminazioni razziste e al di là delle frontiere nazionali, per tutelare la vita, per salvarsi e iniziare a ricostruire. Per la gente in Pakistan, ad Haiti, in Russia, per tutti.

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Ricordando Rokssenz

Mercoledì 4 agosto Rokssenz ci ha lasciato in seguito ad un tragico incidente automobilistico che ha coinvolto con lui altre nostre compagne e compagni, sabato 31 luglio, mentre viaggiavano per raggiungere la Casa della Cultura (Vallombrosa) in occasione dei festeggiamenti del suo decimo anniversario.
Rok era un nostro amico e compagno che da circa un anno animava l’iniziativa solidale e antirazzista al Politecnico di Milano ed alla Casa dello Studente essendo, insieme ad altri impegni, cofondatore del CSA “Juntos – Milano Città Studi”. Aveva iniziato un percorso, insieme a noi, che lo ha visto protagonista di una solidarietà umana espressa sinceramente e vissuta come parte di una sua personale e comune ricerca di impegno nuovo. Le sue scelte delle ultime settimane come il racconto dei famigliari e dei tanti amici del Collegio ci restituiscono un profilo vivace, curioso, socievole, solidale a tutto tondo.
In queste ore proviamo un profondo dolore per la perdita di Rok e ci stringiamo alla famiglia ed agli amici consci di voler continuare a portare con noi il ricordo e la vita di questo amico appassionato. Mercoledì 11, a Verona dove risiedeva, abbiamo partecipato ai funerali a cui erano presenti centinaia di persone tra parenti, amici e conoscenti, chi ha parlato ci ha restituito, con forza e passione, la grande generosità e l’altruismo di questo prezioso amico: così lo abbiamo sentito con noi grazie alle amorevoli e materne parole di Katia, al coraggioso sentimento di Bruno, al caloroso e amichevole ricordo di Janet e alle testimonianze di molti amici e compagni di scuola.  Continueremo a farlo vivere nel nostro impegno, nell’impegno che lo vedeva protagonista e che cominciava a scegliere cercando di continuare a conoscerlo attraverso le parole e i ricordi di chi gli è stato vicino e può aiutarci ad intuire meglio quello speciale mosaico di relazioni che creava intorno a sé.
 

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Comunicato di solidarietà per le vittime
dell’incidente della Circumvesuviana

La mattina del 6 agosto un grave incidente provocato dal deragliamento di un treno della Circumvesuviana di Napoli  ha causato purtroppo un morto e altri 57 passeggeri feriti, di cui otto ricoverati in ospedale e uno in gravi condizioni. Tuttora non sono chiare le cause: molti testimoni sostengono sia stata l'eccessiva velocità della vettura, che stava attraversando un tratto con un limite di 20 km/h; alcuni sostengono che il macchinista stesse parlando al cellulare; invece  il padre del ragazzo che ora versa in gravi condizioni, anch'egli macchinista, delle Ferrovie dello Stato, sostiene invece che nel punto dove è avvenuto l'incidente ci deve essere un problema strutturale o di manutenzione, e che anche altre volte si è rischiato il deragliamento.
Molti testimoni hanno denunciato che le autoambulanze sono arrivate con trenta minuti di ritardo mentre a portare i primi soccorsi sono stati gli immigrati che lavoravano in un cantiere vicino e la gente dei dintorni che ha letteralmente strappato dalle lamiere tantissime persone. Vogliamo sia fatta chiarezza sulle reali cause dell'incidente e che siano accertate le responsabilità. Anche in questa tragedia emerge l'importanza della solidarietà umana diretta che ha messo in salvo tante vite mentre i soccorsi specializzati tardavano a venire.  
Socialismo Rivoluzionario esprime piena solidarietà ai familiari della vittima e  alle persone  ferite.

Napoli, 07 agosto 2010

Ultimo Numero - 151

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Utopia Socialista

Corrente di pensiero per un umanesimo socialista (per l'autoemancipazione della specie umana).

Nel sito, i principali testi di riferimento e informazioni sulla Casa della Cultura (Vallombrosa, Firenze).