| 27 July 2010
Afghanistan. Le rivelazioni di Wikileaks
Basta stragi! Difendiamo la vita contro truppe e terrorismo
L’Afghanistan è da tempo un osceno carnaio creato dalla morsa congiunta di Alleati e talebani ed è persino il presidente Karzai ad ammetterlo rivelando la strage di 52 persone uccise la settimana scorsa nel corso di un raid della NATO nella provincia di Helmand. Una realtà orrenda contro cui siamo schierati radicalmente e da sempre.
Nuove rivelazioni in proposito scaturiscono dalla pur meritoria opera di Julian Assange e del suo sito Wikileaks – specializzato nella pubblicazione di file top secret – che ha consegnato ad importanti testate come The New York Times, Guardian e Der Spiegel 92 mila documenti militari “grezzi” e assolutamente segreti che documentano tante cose: che gli Alleati questa guerra proprio non sono in grado di vincerla e che la portata dei massacri a cui le genti afgane sono sottoposte è enorme. È un ulteriore approfondimento di ciò che era già noto, ma che può, appunto, dare il via a reazioni molto diverse. Quella dei mass-media, cinica perché autocentrata (per cui ci si interroga se Wikileaks sia la nuova frontiera del giornalismo, se Assange sia il campione dei “senza bavaglio”) e che vede accomunati tutti nella sostanza, con accenti diversi, da il manifesto al Corriere della sera, nonostante il senso di disgusto verso le menzogne del Pentagono – che dicono sempre più che questa guerra è stata, per la leadership sistemica, molto più facile cominciarla che concluderla – e il senso di orrore verso le stragi costanti di persone inermi che si trovano sotto il tiro incrociato delle fazioni, che pure trapelano fra le algide righe dei commentatori.
E poi c’è la prospettiva che vogliamo fare vivere noi, fra la gente come fra noi stessi, cioè pensare e sentire che in Afghanistan muoiono nostri simili, gente che va al mercato a fare la spesa, che esce di casa per andare al lavoro o per cercarlo, che va ad una festa per stare con gli amici o per festeggiare due sposi; che muoiono bambini che accompagnano le proprie mamme o che studiano nelle scuole o vengono accuditi negli asili. Che le persone in Afghanistan sono massacrate da due mostri gemelli, gli Stati ed il terrorismo, contrapposti e speculari appunto, che hanno un nemico in comune: le donne e gli uomini che cercano di vivere la propria vita e di migliorarla, con difficoltà e contraddizioni, però sciolte una volta per tutte dai droni e dai check point (dove si può morire perché sordomuti e non in grado di sentire gli “alt” dei soldati di guardia) o dalla soldataglia talebana che fa terra bruciata.
La vita umana è offesa, dunque, da due nemici “assoluti” che si abbracciano da canaglie quali sono.
In particolare gli Stati del sistema democratico fanno la guerra all’umanità in Afghanistan e hanno dimostrato di volerla e saperla fare, quando lo hanno ritenuto opportuno, contro le società che vivono al loro interno e sotto di essi. Più che mai è necessario un soprassalto da parte di tutti, donne e uomini “di buona volontà” che non possono tollerare questo scempio che tocca tutti perché tutti siamo umani.
In questo paese ciò richiede un impegno semplice quanto radicale: battersi per il ritiro immediato delle truppe, italiane e alleate, dall’Afghanistan e con una posizione cristallina e intransigente contro il terrorismo, per isolare chi inquina le acque sostenendo una “resistenza” afgana che semina morte e disperazione ovunque.
















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