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No al terrorismo reazionario 

 
A cinque giorni dall’attentato di Genova al dirigente Ansaldo Roberto Adinolfi – colpito e ferito alle gambe – è stata recapitata alla redazione milanese del Corriere della Sera la rivendicazione di un gruppo che si è firmato Federazione Anarchica Informale. 
Dopo giorni in cui sono state fatte le più svariate e torbide ipotesi, alla fine sembrerebbe emergere il timbro di questo gruppo terrorista come responsabile dell’attentato. Nel volantino di rivendicazione c’è una macabra esaltazione del “piacere” di colpire una persona, peraltro disarmata e colpita alle spalle. 
Non è la prima azione di questo gruppo, ma è la prima volta che questa formazione colpisce direttamente una persona evocando simbolicamente i luoghi dove hanno cominciato la loro nefasta opera le bande reazionarie delle Brigate Rosse. 
Una rivendicazione – tra l’altro – che utilizza la sigla storicamente appartenuta agli anarchici italiani della FAI, con i quali solidarizziamo, che più volte hanno sconfessato in passato questo gruppo diffidandolo dall’usare questa sigla. 
Gli autori della rivendicazione auspicano lo sviluppo di una ripresa del terrorismo in Italia usando strumentalmente la crisi e le condizioni di vita della nostra gente. Come abbiamo sempre affermato il terrorismo ha una logica omicida e totalmente speculare verso i nemici che dichiara di combattere, contribuisce all’inasprimento della repressione statale ed è sempre contro la gente comune e le sue aspirazioni. Il terrorismo, per logica e obiettivi, è totalmente contrapposto agli intenti di autoattività ed autorganizzazione dal basso e di unione in chiave solidale. Perciò è necessario denunciarlo e smascheralo in ragione di un impegno indipendente dallo Stato e dagli oppressori fondato sul protagonismo diretto e sull’autoattività delle persone. 
 
 
 
 
 
  
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strage a Damasco

contro le stragi di Stato e terroriste, via Assad!
solidarietà con la rivoluzione
e con il popolo siriano!

Questa mattina a Damasco due, forse tre bombe ad altissimo potenziale sono esplose causando la morte di oltre cinquanta persone ed il ferimento di altre centinaia. Tra le vittime, numerosi bambini e ragazzi. Si tratta di un attentato terroristico di rara ferocia che colpisce umanamente e che sollecita la solidarietà al fianco della popolazione colpita. I criminali che hanno compiuto la strage  esprimono un altissimo disprezzo per la vita umana, di fronte al quale tutti siamo chiamati a reagire.
Questo attacco omicida è rivolto contro milioni di persone comuni che, in Siria, da oltre un anno difendono la vita e la affermano insieme, svolgendo una rivoluzione della libertà e della dignità, accomunandosi nella diversità di credo e di appartenenza etnica. Il terrorismo è un attacco alla vita, è  contro la rivoluzione della gente comune in Siria, è un tentativo brutale di ricacciarla indietro.
Ora il regime lancia l’allarme contro il terrorismo e getta fango sull’opposizione popolare. Invece, tanto l’ipotesi di un attentato terrorista che quella di una strage di Stato sono plausibili, per l’inoppugnabile dato di fatto che entrambi sono interessati e in grado di realizzare un tale atto criminoso. Questo non può occultare una semplice verità: la principale centralina della violenza nel paese è il regime baath e la sua cupola, il gruppo Assad e i suoi più stretti alleati. Da quattordici mesi la dinastia al potere ha utilizzato qualunque mezzo per spezzare l’iniziativa popolare, dall’uso dei carri armati per radere al suolo intere città ai bombardamenti via mare, uccidendo e torturando migliaia di persone, privando intere città di acqua, luce, riscaldamento, medicinali. D’altro canto, il regime ha finora goduto della complicità diretta o indiretta del consesso internazionale degli Stati, da chi lo ha appoggiato apertamente fino a chi – USA in testa – ha rivolto ipocrite e generiche condanne “contro la violenza”. Proprio in questi giorni nel paese vi sono “osservatori” dell’ONU, parte di un “piano di pace” che ha svolto il compito di offrire una copertura e regalare del tempo ad Assad nel suo intento di stroncare le mobilitazioni popolari; la loro missione non serve a far cessare le violenze ma – dietro una formale equidistanza – a verificare se e quanto Assad sia ancora in grado di proporsi come garante dell’ordine degli Stati contro i popoli. Che in questo quadro si inserisca il terrorismo è l’espressione della convergenza tra poteri oppressivi e criminali: la guerra degli Stati nelle sue diverse forme (guerra contro lo stesso popolo che si dice di governare, guerra d’aggressione, intervento “umanitario” sotto le bandiere dell’ONU) e il terrorismo sono due tenaglie contro i popoli e le persone, contro la ricerca in atto di nuova convivenza pacificatrice e libera.
In queste ore drammatiche, nel denunciare la violenza assassina, siamo al fianco del popolo siriano, esprimiamo simpatia e solidarietà con la rivoluzione in corso, denunciamo l’isolamento in cui sin dall’inizio essa è stata lasciata, colpevolmente anche dalla quasi totalità della sinistra internazionale.

     

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elezioni amministrative 2012

la gente sfiducia la politica, si disfano i partiti

La tornata elettorale delle amministrative in questo paese si è svolta in un contesto fortemente segnato dal ruolo disgregante e disperante che svolgono la politica corrotta e la prepotenza statale. Le elezioni hanno rappresentato uno scompaginamento del quadro politico, il tracollo della vicenda berlusconiana e, per i poteri oppressivi, l’aumento delle difficoltà di dominio. Assistiamo ad una clamorosa espressione di rifiuto generalizzato della gente comune verso lo stanco rituale elettorale così come verso i partiti. Di questa parziale sottrazione dalla cappa della politica è testimonianza in primo luogo la fortissima crescita dell’astensione (particolarmente evidente se si considera la maggiore affluenza alle amministrative nel passato). L’astensione è particolarmente cresciuta nelle regioni del Centro-nord, soprattutto in quelle come Toscana ed Emilia o Liguria dove la tradizione elettorale e statalista è stata più forte.

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No al terrorismo criminale, no allo Stato della disperazione
Un’alternativa solidale per affermare dignità e giustizia

L’attentato al dirigente dell’Ansaldo nucleare Roberto Adinolfi è un gesto criminale e terrorista di cui al momento non è stata ancora rivendicata la matrice. È un gesto contro la gente comune perché aggiunge disperazione alle logiche disperanti che si stanno diffondendo. La già difficile situazione materiale e di coscienza che vive la nostra gente non potrà che essere danneggiata da gesti come questo che ricordano il terrorismo antioperaio brigatista. Mentre denunciamo e condanniamo questo attentato ribadiamo l’impegno per costruire un'alternativa solidale e d’assieme contro uno Stato che nelle sue diverse espressioni provoca immiserimento, attacca la dignità delle persone e moltiplica la disperazione. La ripresa di fiducia e le possibilità di un cambiamento nascono dal protagonismo della gente, dalla speranza solidale da rilanciare e cui dare forza ed organizzazione unitaria.

Lunedì 7 maggio ore 16.00

Socialismo rivoluzionario

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Egitto

strage elettorale

Gruppi armati hanno assalito ieri mattina il sit-in che stazionava da giorni nei pressi del ministero della Difesa; hanno agito indisturbati per ore compiendo una strage – tra i 20 e i 30 morti e centinaia di feriti – prima dell’intervento di militari e polizia avvenuto molte ore dopo.
I manifestanti presidiavano piazza Abbassiya in segno di protesta per l’esclusione di molti candidati dalle elezioni presidenziali previste per fine mese. Inizialmente, erano stati i salafiti ad animare il sit-in, poi divenuto punto di incontro di settori anche molto diversi ma uniti nel contestare l’arbitrio della giunta militare che tuttora concentra il potere politico. Il pensiero addolorato e solidale va a tutte le vittime di questa violenza brutale e premeditata.
Nonostante le dichiarazioni sulla volontà di rispettare il responso elettorale, i vertici militari sono  responsabili di massacri – ricordiamo quello allo stadio di Port Said nel febbraio scorso –  cinicamente orchestrati e/o tollerati per far leva sulla paura e riproporsi come unici garanti della sicurezza. Un discorso che l’esercito e i settori legati al vecchio regime rivolgono ai padrini internazionali (gli stessi del passato, USA in testa, nonostante abbiano alla fine scaricato Mubarak) e, in Egitto, ai settori sociali più arretrati e isolati. Ma soprattutto con tale violenza efferata si vuole cancellare il ricordo della straordinaria esperienza di piazza Tahrir di gennaio-febbraio 2011, quando milioni di persone si sono incontrate e unite incarnando una concreta speranza di cambiamento: essa palpita nelle trasformazioni coscienziali più profonde ma ben poco ha a che fare con questa lunga e sanguinosa transizione politica.

 

Ultimo Numero - 186

 

 

Foto 17 dicembre

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Corrente di pensiero per un umanesimo socialista (per l'autoemancipazione della specie umana).

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