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Afghanistan. Le rivelazioni di Wikileaks
Basta stragi! Difendiamo la vita contro truppe e terrorismo

L’Afghanistan è da tempo un osceno carnaio creato dalla morsa congiunta di Alleati e talebani ed è persino il presidente Karzai ad ammetterlo rivelando la strage di 52 persone uccise la settimana scorsa nel corso di un raid della NATO nella provincia di Helmand. Una realtà orrenda contro cui siamo schierati radicalmente e da sempre.
Nuove rivelazioni in proposito scaturiscono dalla pur meritoria opera di Julian Assange e del suo sito Wikileaks – specializzato nella pubblicazione di file top secret – che ha consegnato ad importanti testate come The New York Times, Guardian e Der Spiegel 92 mila documenti militari “grezzi” e assolutamente segreti che documentano tante cose: che gli Alleati questa guerra proprio non sono in grado di vincerla e che la portata dei massacri a cui le genti afgane sono sottoposte è enorme. È un ulteriore approfondimento di ciò che era già noto, ma che può, appunto, dare il via a reazioni molto diverse. Quella dei mass-media, cinica perché autocentrata (per cui ci si interroga se Wikileaks sia la nuova frontiera del giornalismo, se Assange sia il campione dei “senza bavaglio”) e che vede accomunati tutti nella sostanza, con accenti diversi, da il manifesto al Corriere della sera, nonostante il senso di disgusto verso le menzogne del Pentagono – che dicono sempre più che questa guerra è stata, per la leadership sistemica, molto più facile cominciarla che concluderla – e il senso di orrore verso le stragi costanti di persone inermi che si trovano sotto il tiro incrociato delle fazioni, che pure trapelano fra le algide righe dei commentatori.
E poi c’è la prospettiva che vogliamo fare vivere noi, fra la gente come fra noi stessi, cioè pensare e sentire che in Afghanistan muoiono nostri simili, gente che va al mercato a fare la spesa, che esce di casa per andare al lavoro o per cercarlo, che va ad una festa per stare con gli amici o per festeggiare due sposi; che muoiono bambini che accompagnano le proprie mamme o che studiano nelle scuole o vengono accuditi negli asili. Che le persone in Afghanistan sono massacrate da due mostri gemelli, gli Stati ed il terrorismo, contrapposti e speculari appunto, che hanno un nemico in comune: le donne e gli uomini che cercano di vivere la propria vita e di migliorarla, con difficoltà e contraddizioni, però sciolte una volta per tutte dai droni e dai check point (dove si può morire perché sordomuti e non in grado di sentire gli “alt” dei soldati di guardia) o dalla soldataglia talebana che fa terra bruciata.
La vita umana è offesa, dunque, da due nemici “assoluti” che si abbracciano da canaglie quali sono.
In particolare gli Stati del sistema democratico fanno la guerra all’umanità in Afghanistan e hanno dimostrato di volerla e saperla fare, quando lo hanno ritenuto opportuno, contro le società che vivono al loro interno e sotto di essi. Più che mai è necessario un soprassalto da parte di tutti, donne e uomini “di buona volontà” che non possono tollerare questo scempio che tocca tutti perché tutti siamo umani.
In questo paese ciò richiede un impegno semplice quanto radicale: battersi per il ritiro immediato delle truppe, italiane e alleate, dall’Afghanistan e con una posizione cristallina e intransigente contro il terrorismo, per isolare chi inquina le acque sostenendo una “resistenza” afgana che semina morte e disperazione ovunque.

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Maryam, la nave della solidarietà delle donne libanesi alle donne di Gaza

 

La 'Maryam' è una nave tutta al femminile di aiuti di solidarietà con la popolazione di Gaza organizzata in Libano e ormeggiata nel porto di Tripoli. Si prepara a salpare per Gaza nei prossimi giorni. La nave, che mira a rompere l'assedio di Israele imbarcherà circa 50 operatori umanitari la maggioranza di loro donne e soprattutto medici ed infermieri ma anche alcune suore statunitensi e porterà aiuti soprattutto alle donne e ai bambini di Gaza, farmaci per i malati di cancro e presidi per le

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reintegrato Dabre, licenziato ingiustamente
Vince la solidarietà umana!
Viva il Comitato solidale dell’aeroporto di Orio al Serio!


Stamattina presso il tribunale di Milano si è svolta l’udienza contro il licenziamento di Dabre, lavoratore della Cooperativa Fly Service - controllata dalla multinazionale DHL - che opera presso l’aeroporto di Orio al Serio. Era stato licenziato con un motivo pretestuoso. In realtà la vera ragione era il rifiuto di esporre ingiustamente alcuni colleghi alla repressione aziendale. Il giudice del tribunale di Milano ha dato ragione a Dabre, ha sentenziato il suo reintegro immediato nel posto di lavoro. È una vittoria importante e significativa. Hanno vinto i lavoratori della Cooperativa Fly Service che in questi mesi si sono uniti per affermare la propria dignità umana e i propri diritti, cominciando a promuovere e costruire solidarietà. Essi, superando le divisioni e le discriminazioni hanno lottato con coraggio e determinazione. Non hanno ceduto ai ricatti ed alle minacce da parte dell’azienda come il tentativo di comprare il silenzio di Dabre e di corrompere la solidarietà che si era costruita offrendo una somma economica. Ha vinto il Comitato Solidale lavoratori Orio al Serio, costruito in questi mesi, che ha visto il coinvolgimento di tutti i lavoratori, e che, superando le barriere di appartenenze etniche, religiose e politiche, ha messo al centro la solidarietà umana tra i colleghi, affermando la dignità e la vita di tutti. Ha vinto il protagonismo delle persone che hanno lottato insieme non delegando a nessuno le proprie ragioni. Oggi  21 luglio davanti al Tribunale di Milano si è svolto un presidio di solidarietà promosso dal comitato Orio al Serio che ha coinvolto molti colleghi di Dabre della cooperativa, il coordinamento StopRazzismo, Socialismo rivoluzionario ed alcuni Comitati solidali antirazzisti. Da questa vittoria, che è un passo in avanti nella lotta per ottenere migliori condizioni di lavoro per tutti, possiamo trarre lezioni importanti. Innanzitutto mettendo al centro del nostro impegno costruire, sviluppare ed estendere la solidarietà umana come strada concreta per cominciare a cambiare subito la nostra vita.
 


Socialismo rivoluzionario

federazione di Milano
Info: 02 87391672

 

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domenica di sangue in Iraq
 


Ennesimo, sanguinoso attentato domenica 18 luglio in Iraq. L’attentatore si è fatto esplodere vicino ad un gruppo di miliziani di Sahwa (“Risveglio”) in fila per riscuotere la paga: 43 le vittime, cui ne vanno aggiunte almeno altre otto per ordigni esplosi in differenti zone del paese.
Il bilancio degli ultimi tre mesi è gravissimo, nell’ordine di quasi tremila morti. Una decina di giorni prima erano stati uccisi decine di pellegrini sciiti in occasione di ricorrenze religiose.

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l’isola dei cassaintegrati


L’hanno chiamata così, parodiando l’isola dei famosi: è l’Asinara, in Sardegna,  dal 24 febbraio occupata da alcuni dei 140 lavoratori della Vinyls, industria petrolchimica di Porto Torres (SS), in cassa integrazione e senza  garanzie che la loro fabbrica riapra. Altre  4000 persone dell’indotto sono coinvolte dal

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Ultimo Numero - 151

Speciale Gaza

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• edizione 2010 •
dal 21 luglio al 9 agosto

 

Utopia Socialista

Corrente di pensiero per un umanesimo socialista (per l'autoemancipazione della specie umana).

Nel sito, i principali testi di riferimento e informazioni sulla Casa della Cultura (Vallombrosa, Firenze).